Ottavio Bottecchia: la sua morte è ancora un giallo

Ottavio Bottecchia: la sua morte è ancora un giallo
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Ottavio Bottecchia

Ottavio Bottecchia è stato il primo italiano a vincere il Tour de France nel 1924, amato non solo dai tifosi italiani, ha incontrato la morte in una stradina tetra del Peonis di Trasaghis: trovato agonizzante, in uno stato pietoso con fratture al capo e ferite ovunque è poi spirato 12 giorni dopo all’ospedale di Gemona del Friuli. Ma la sua morte, ancora oggi non convince, non è stata una semplice caduta

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Vogliamo sapere la verita’ sulla morte di Ottavio Bottecchia” dice Ferruccio Bottecchia, lontano parente del campione morto il 15 giugno 1927 con la testa spaccata “frattura della volta e della base della scatola cranica”, dice il referto. Ma troppi elementi lasciano aperti dubbi inquietanti: il comandante dei carabinieri che aveva stilato il verbale è stato trasferito d’urgenza in Sardegna; il verbale stesso è sparito.
La prima versione alternativa alla caduta parlava di un pestaggio, meglio di una serie di bastonate inferte da un contadino a Bottecchia, sorpreso a rubare uva dalle coltivazioni. Peccato che a Giugno l’uva non sia matura, non è commestibile.
Ricordiamo che nelle prime corse a tappe i pestaggi dei corridori erano abitudini squallide ma persisteni: sia da parte di contadini o gente comune che non voleva che i corridori rubassero qualche frutto o altro per pedalare (non esistevano le ammiraglie), sia dai tifosi-amici di corridori importanti che si appostavano nottetempo (correvano quasi per tutto il giorno in tappe infinite) e picchiavano il fuggitivo malvisto.
Il caso Bottecchia avrebbe potuto diventare un documentario inchiesta di De Zan ma non si è poi fatto niente: forse la tremenda verità è nascosta davvero in quel libro che avvalorava l’ipotesi dell’omicidio politico; ipotesi confermata dal parroco di Peonis, don Dante Nigris, che sul letto di morte nel 1973 rivelò che Bottecchia era maldigerito dal regime per le sue idee antifasciste.

Povero Bottecchia eroe con la faccia spigolosa, un fuggitivo a pane e acqua e aiuti fatti in casa che aggrediva le stradine sterrate spaccagambe che fanno venire i brividi solo a guardarle in foto, massacrato e schiacciato come un insetto per i suoi pensieri di libertà

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Fonte | AGI

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Gio 22/11/2007 da

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Luca Carnio 21 giugno 2008 14:44

La storia di Ottavio, che amo molto, è la storia dell’omertà e della vigliaccheria. Di gente che sapeva e che taque. La presenza di nessun campione italiano al suo funerale (a parte il fedele Piccin e Zanaga vento apposta dalla Germania) ne è una dimostrazione. L’italiano, quando si tratta di tirar fuori gli attributi, diventa piccino piccino. Recentemente la storia di Ferderico Aldovrandi a Ferrara ne è un ulteriore esmpio…
Caro Ottavio, hai lasciato il segno… e dopo più di ottantanni c’è ancora chi ti ricorda!

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1 aprile 2011 21:07

Eri un grande campione e se eri contro il fascismo, in una epoca in cui quasi tutti gli italiani adoravano il cosiddetto duce sei stato un uomo straordinario. Ora tutti ti hanno dimenticato, ma io, grazie ai ricordi di mio padre ti ho sempre ricordato e amato. Ciao Ottavio se esiste un luogo ove gli uomini onesti vivono e si ritrovano tu ci sei. Sergio

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Tunué 6 agosto 2011 10:56

Ciao! Siamo lieti di segnalarvi che al grande Ottavio Bottecchia è dedicata una delle ultime uscite di Tunué , il graphic novel di Giacomo Revelli e Andrea Ferraris dal titolo: Bottecchia, che racconta l’epopea del grande ciclista italiano primo a conquistare la maglia gialla al Tour de France.

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