Giro d’Italia

Il Giro d’Italia è la gara ciclistica più celebre del nostro paese, si corre ogni maggio e in tre settimane percorre la penisola giungendo solitamente a Milano. E’ stato corso per la prima volta nel 1909 organizzato dal giornalista Tullo Morgagni e da Eugenio Camillo Costamagna.

Le frazioni possono essere montagnose (come sugli Appenini, Alpi o su salite isolate), misti con i mangia e bevi, pianeggianti oppure a cronometro individuale o a squadre. La maglia rosa è la casacca vestita dal leader della classifica generale, la verde dal leader dei G.P.M, la bianca dal miglior giovane e la rossa dal corridore con più punti.

Ecco tutte le notizie sul percorso e sulle tappe, la diretta delle frazioni e la cronaca dal Giro, vincitori, biografie, curiosità, foto e video dalla corsa.

La tappa essenziale del Giro 2013

Scarponi Jafferau

La 14esima tappa del Giro 2013 è stata parca di immagini in diretta, ma le poche che si sono viste sono state davvero significative. La prima è stata la figura immobile di Enrico Battaglin sull’asfalto – con la bici a qualche metro – e un massaggiatore chinato sul corridore: una vera fitta al cuore, per fortuna temporanea, dato che si è subito ridimensionata la gravità dell’urto. Urto spaventoso, per altro, contro un segnale che avvertiva della presenza di uno spartitraffico: cartello divelto e tre corridori a terra. Battaglin ha avuto la peggio con qualche costola rotta e si è dovuto ritirare insieme a Vanotti che ha subito un forte trauma alla spalla, mentre Chalapud ha ripreso la corsa. L’immagine più forte è stata però quella di Michele Scarponi all’arrivo sullo Jafferau di Bardonecchia.

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Giro d’Italia 2013, Jafferau: Santambrogio vince la tappa mutilata

Giro d'Italia 2013, arrivo sullo Jafferau

Tappa d’altri tempi la 14esima del Giro d’Italia 2013 da Cervere allo Jafferau su Bardonecchia: sia per le condizioni meteorologiche tremende con freddo invernale e addirittura neve sia per come si è vissuta dato che è le immagini video non erano disponibili e così si è “ascoltata” più che vista. Tappa mutilata visto l’annullamento del passaggio del Sestriere, alla fine ha vinto Mauro Santambrogio davanti alla maglia rosa Vincenzo Nibali, terza posizione per il colombiano Carlos Alberto Betancur, quarto un ritrovato Samuel Sanchez a 25 secondi e quinta per Rigoberto Uran Uran a 30 secondi. Cadel Evans è giunto a 33 secondi con Domenico Pozzovivo e Robert Kiserlovski, mentre è crollato Robert Gesink a oltre 4 minuti. In classifica ora Nibali ha 1’26″ su Evans, 2’46″ su Uran Uran, 2’47″ su Santambrogio, 3’53″ su Michele Scarponi (che è giunto sul traguardo semi-assiderato), Betancur sale in nona posizione a 5’39″.

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Un Giro con il naso all’insù

giro naso insu

Che strano Giro: partito come mezza estate – come canta Cesare Cremonini – è poi diventato mezzo autunno. Si finisce sempre a disquisire di tempo e meteo quando non si sa di che cosa parlare con qualcuno. È l’argomento principe del “più e del meno”, per una conversazione di cortesia oppure per attaccare bottone in modo poco originale. Di certo, al Giro, parlare del tempo non solo non è così futile, ma è al contrario necessario. Anche perché la dimensione entro la quale si ragiona non è limitata a una città o al massimo a una provincia, quanto di un’area tanto grande quanto può essere quella toccata da un percorso anche di 250 km. Il Giro stesso dipende dal tempo, o meglio dire dai tempi.

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Sogno di una notte di mezzo Giro 2013

sogno di una notte di mezzo giro 2013

La crudeltà del gruppo è un fatto naturale, è quasi un istinto animale che all’uomo sembra brutale, ma che ha un significato ben preciso e un obiettivo più che condivisibile ossia la sopravvivenza dell’individuo e della specie. Oggi il gruppo ha calcolato tutto al millimetro, lasciando andare via la fuga e poi riprendendola in modo drammatico ai 500 metri dal traguardo, quando i coraggiosi – che hanno pedalato tutta la giornata sotto il diluvio ed erano pure caduti – già vedevano la linea d’arrivo. Oppure, oppure no, non è andata così.

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L’inquietudine di Longarone nel ricordo del disastro del Vajont

Vajont

Questa sera si dorme a Longarone e si ha la stessa inquietante sensazione che era emersa nel 2010 a L’Aquila in Abruzzo: quella percezione di quotidianità non così ben definita, perché con sotto un qualcosa di impalpabile e poco evidente di primo acchito. A L’Aquila si arrivava in auto e ci si rendeva gradualmente conto di ciò che non andava – un palazzo pericolante, poi le macerie e i militari a presidiare la zona rossa disabitata – qui invece non c’è niente di strano, è tutto pulito e ordinato, è tutto nuovo. Già, nuovo, è proprio su questo concetto che gravitano tutti quei pensieri angoscianti: Longarone è una città recente, perché si è dovuto ricostruire completamente dopo che il disastro del Vajont l’ha disintegrata.

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Giro a Tarvisio: questione di confini

Giro confini

Questa sera il Giro pernotta a Tarvisio chiamato Tarvis in friulano e tedesco e Trbiž in sloveno. Si può considerare l’ultimo avamposto prima di sconfinare verso due possibili nazioni limitrofe. Se si va per una decina di chilometri verso nord ci si trova in Austria, se si opta per l’est si va in Slovenia. Siamo in Italia, ma è come non lo fossimo, anche perché geograficamente la città non appartiene alla regione italiana visto che fa già parte del bacino idrografico del Danubio e del Mar Nero dato che il fiume Slizza che passa di qui va poi a sfociare nientemeno che a Gail ad Arnoldstein in Austria. Insomma, è un buon pretesto per ragionare sul concetto di confine e di muoversi al di qua o al di là della linea di separazione, un tratto comune in questo e negli scorsi Giri.

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Il Giro dei trasferimenti e dei crepuscoli

Giro trasferimenti crepuscoli

Al Giro difficilmente una tappa inizia dove finisce quella che l’ha preceduta così si vive di crepuscoli e di trasferimenti: ogni giorno si guida per centinaia di chilometri sia alla mattina per raggiungere la sede d’arrivo sia la sera per spostarsi verso la località da dove il giorno dopo si darà il via. Si guida talmente tanto che si raccontano vite con i compagni di viaggio. Ci sono episodi non documentati sulla nascita di relazioni e pure sul concepimento di grandi idee o di nuove vite. E poi c’è una piccola magia che forse sembrerà poca cosa ai più, ma che ogni volta riesce a stupire in modo delizioso: la sorpresa di scoprire una città illuminata alla luce del sole, visto che la sera prima ti ha accolto con le tenebre.

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Le facce dei corridori

Giro d'Italia 2013 8a Tappa

Ieri sono stato a lungo appena dopo il traguardo per osservare i corridori che arrivavano – uno per volta – in cima allo strappo finale di Saltara, al termine della cronometro individuale del Giro d’Italia. Quel che colpisce è ovviamente la loro prima reazione una volta tagliato il traguardo, ma prima di tutto si nota il grande silenzio. In realtà il silenzio è più del ciclista che del resto perché tra moto, ammiraglie, carabinieri, staff dell’organizzazione e animazione, c’è un trambusto assordante. Ma loro, i corridori, arrivavano davvero allo stremo, provati e patiti, si sono viste davvero tante facce emblematiche.

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La velocità delle regioni del Sud

La velocità delle regioni

Quanto sono veloci le regioni del Sud? Ci sono quelle che filano veloci che nemmeno te ne accorgi come il Molise, che però esiste eccome e si fa sentire con il suo vento sempre vivace a irrompere sulla costa piccina. Ci sono poi quelle calme e placide al passaggio dei fanti a maggio come può essere la Sicilia, soprattutto in diagonale Nord-Ovest – Sud-Est è infinita. E come lo è stata pochi giorni fa la Puglia, con le sue strade larghe e chiare, le sue città così distanti che viste dalla mappa diventano neuroni. La Calabria è lenta e si prende tutto il tempo che le serve per sedurre il navigatore e portarlo dove non dovrebbe, come ad esempio verso le silenziose strade butterate dei boschi intorno a Serra San Bruno, che se approcciata dalla parte sbagliata diventa una città proibita.

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Giro d’Italia 2013, settima tappa: vince Hansen, Nibali attacca (e cade) Wiggins perde 2’35″ [FOTO]

giro d'italia 2013 settima tappa, pescara

E’ Adam Hansen, il nome che non t’aspetti, a trionfare sotto la pioggia a Pescara. Al Giro d’Italia 2013 vince un australiano, nella tappa che poteva provocare tanti danni in classifica e che non ha deluso.
Il corridore della Lotto Belisol si fa 147 chilometri di fuga, in compagnia di altri cinque corridori, fino a quando non è rimasto con Emanuele Sella, l’ha staccato e si è involato verso il traguardo in solitaria.
Ma è in ottica classifica generale che salta il banco, perché Bradley Wiggins perde 1’23″ da Nibali, Hesjedal, Evans e Scarponi, dopo esser caduto nella discesa finale ed essersi staccato sulle rampe del San Silvestro. Domani dovrà recuperare nella lunga cronometro di Saltara, quella crono che aveva in mente Nibali quando ha attaccato in discesa: «Volevo guadagnare qualcosa per la crono di domani». Il siciliano è scivolato, dilapidando il buon vantaggio che aveva messo in cascina, concludendo poi nel gruppo dei migliori.

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Giro d’Italia e le ricorrenze: Weylandt, Ballerini, Moro e Impastato

Mark Cavendish ricorda Weylandt

Ieri il Giro d’Italia 2013 ha ricordato più o meno involontariamente chi non c’è più. Era il 9 maggio e tutti i pensieri sono immediatamente volati a Wouter Weylandt e al suo numero 108 ormai fuoco della memoria e delle dediche. Mark Cavendish ha portato il foglietto con le tre cifre sul palco, lo ha esibito poco prima della premiazione, che è stata sobria e pacata, nel pieno rispetto di chi non c’è più, ma al tempo stesso anche delle tante persone accorse per assistere allo spettacolo di Margherita di Savoia e dei suoi lunghissimi rettilinei tra le saline. Ma ieri c’è stato anche un ricordo – involontario – a Aldo Moro e, in senso minore, a Peppino Impastato.

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Giro d’Italia 2013, sesta tappa: ancora Cavendish in volata, Viviani secondo [FOTO]

Giro d'Italia, sesta tappa

Firma il bis Mark Cavendish a Margherita di Savoia, sede d’arrivo della sesta tappa del Giro d’Italia 2013. Frazione semplice, caratterizzata da una fuga a due, con gli australiani Bobridge e Wurf in avanscoperta fino a 50 chilometri dal traguardo.
Sono state le squadre dei velocisti a incaricarsi di ricucire il distacco e guidare i propri uomini sul circuito finale. Una caduta ai meno 30 ha spezzato il gruppo in più tronconi, costringendo Wiggins a un recupero affiancato da tutto il team. L’inglese è rientrato senza perdere secondi in classifica generale, poi, la scena è stata per le ruote veloci.
«Sono contento, felice. Incredibile oggi il lavoro della squadra, tutto perfetto al 100%. Ho vinto tutte e due le tappe per velocisti che c’erano in questa settimana», dice Cavendish dopo l’arrivo.

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La bomba d’acqua di Matera al Giro 2013

Bomba d'acqua Matera

Una bomba d’acqua, un gavettone grande quanto una metropoli si è abbattuto oggi su Matera, giusto in tempo per fermare la micro-gita che si era organizzata insieme ai fratelli Viberti. Non i gemelli, o meglio dire solo uno dei due gemelli (Giorgio de La Stampa) insieme al fratello maggiore Carlo. Il programma era una rapidissima escursione ai Sassi di Matera per un mordi e fuggi per poi ritornare spediti in sala stampa. Tutto filava liscio fino alla discesa verso la parte più antica della città, davanti all’ingresso della parte sotterranea, da dove partono le visite guidate per scoprire il complesso e elaborato sistema di raccolta dell’acqua piovana fino alla grande cisterna detta “Il Palombaro” con i suoi 15 metri di profondità. In effetti, l’acqua era l’argomento principe e il destino ci stava strizzando l’occhio per un’anticipazione che abbiamo colto troppo tardi.

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Giro d’Italia 2013, quinta tappa: a Matera Degenkolb sta in piedi e vince [FOTO]

Giro d'Italia 2013, quinta tappa

Non è stata volata di gruppo a ranghi compatti, quella a Matera, dopo 203 chilometri dalla partenza di Cosenza. La quinta tappa del Giro d’Italia 2013 – caratterizzata da un finale movimentato, con un profilo altimetrico non certo impossibile – incorona John Degenkolg (Argos Shimano). I 20 chilometri conclusivi erano duri quanto basta per far saltare Cavendish, mentre Degenkolb e Viviani sono stati bravi a tenere le ruote del gruppo. Ultimi metri rischiosi, con curve strette che rendevano difficile organizzare il treno per la volata.
A 1200 metri dall’arrivo una caduta in testa spezza il plotone, lasciando Marco Canola solo al comando, sognando il bis per la Bardiani CSF, dopo il successo di ieri di Enrico Battaglin. Il giovane di Reverberi viene ripreso ai 200 metri dal rimontante Degenkolb, che firma il successo davanti a Vicioso.

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Perché i gregari devono lavorare per i capitani?

Gregari e campioni

Perché i gregari devono lavorare per i capitani, perché non corrono per vincere?“, mi ha chiesto l’altra sera a cena Sonia, che mi accompagna in queste tappe del Sud, formando un bel trio con Adolfo Fantaccini dell’ANSA e, be’ ovviamente, il sottoscritto. In effetti la domanda è più che legittima. La risposta che ho dato a bruciapelo è stata: “Perché se per ipotesi facessero una gara a due, vincerebbe il capitano 90 volte su 100“. Poi il discorso è stato approfondito perché effettivamente merita molto più che una semplice frase di risposta ed è interessante estenderlo a tutti voi, cari lettori. Perché, dunque, i gregari sono gregari e i campioni sono campioni?

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