Armstrong, la sua verità: “Sono finito in terapia”

Lance Armstrong è tornato a parlare del periodo successivo all’ammissione del doping

Armstrong
Lance Armstrong in una foto dal suo profilo Instagram


C’è chi lo ha amato e poi odiato, chi invece ha continuato a sostenerlo e chi, addirittura, non lo ha mai sopportato per il suo carattere. Qualsiasi sia la propria visione, quando si parla di Lance Armstrong, si parla di un atleta che anche se negativamente ha segnato un pezzo di storia del ciclismo.

Ormai da qualche anno il texano sta cercando di ripulire la propria immagine, proponendo la sua visione dello sport attraverso un podcast molto seguito soprattutto negli Stati Uniti. Proprio durante una puntata ha parlato del doping e del periodo in cui vinceva le corse.

Sette Tour de France tutti cancellati e radiazione a vita dal ciclismo per le positività (ammesse solamente in un secondo momento) al doping. Armstrong ha voluto però sottolineare tutte le difficoltà successive all’ammissione. Problemi psicologici e stress post-traumatico di una delle pagine più nere dello sport. “Persi tutto, finii in terapia per stress post-traumatico. Eppure c’era gente che si divertiva alle mie spalle“.

Armstrong, le sue parole

Torniamo brevemente indietro, agli anni ’90 e 2000, quando Lance Armstrong sembrava letteralmente imbattibile. Ha vinto sette Tour de France consecutivamente, guadagnando tra premi e sponsor come mai nessuno prima nel ciclismo. Purtroppo però era tutto falso: ogni vittoria era legata al doping.

Per questo motivo ha dovuto restituire tutti i premi e vedersi cancellate tutte le vittorie. Un colpo per il 52enne texano che ha avuto dei risvolti anche sulla propria vita privata. Chiaramente accuse e sentenze lo hanno fatto piombare a terra, ai limiti del tracollo.

Armstrong ha raccontato al suo podcast “The Great Unlearn” alcuni particolari. “Molte persone hanno applaudito. Ne ridevano e pensavano che fosse divertente. Molte persone pensavano che me lo meritassi. E in gran parte è vero. Non pensavo fosse divertente, ma sicuramente me lo meritavo. Questo l’ho pensato anch’io”. Era il momento in cui il fenomeno del ciclismo era caduto dal piedistallo dei trionfi, accusato dall’Agenzia antidoping statunitense del “più sofisticato e professionalizzato sistema di doping di sempre“.

In tutto dovette pagare cinque milioni di dollari nel 2018 al governo degli Stati Uniti per aver ammesso il doping mentre correva nella US Postal, squadra finanziata proprio dalla Casa Bianca. “C’era un elenco di cause legali lungo un miglio. Il mio reddito passò in un attimo da un importo esorbitante a zero… E nessuno può affrontare tutte queste cose senza soffrire di disturbo causati da stress post-traumatico“.

Armstrong non aveva mai parlato così nel profondo del suo problema. “Lo so, come società sentiamo parlare spesso di disturbo da stress post-traumatico e lo associamo a soldati che sono state in guerra e hanno perso compagni, hanno visto la morte e hanno ucciso persone… Ma il disturbo da stress post-traumatico non è esclusivo dei soldati, e certamente non è mia esclusiva.”.

E ancora. “Avevo bisogno di qualcosa di ancora più profondo e così ho deciso di ricoverarmi in una struttura speciale nel Tennessee per una terapia molto breve di soli cinque giorni. Tutto solo, dieci ore al giorno. Le mie precedenti esperienze con la terapia erano apparse come un cerotto, questa è stata un intervento chirurgico importante“.

Autore Emanuele Peri

Sono un appassionato di ciclismo e di scrittura. Tutto è iniziato quando ero ancora molto piccolo e il giornalismo era il lavoro dei miei sogni. Unire questa passione ai pedali e alle due ruote è l'obiettivo verso cui tendere ogni giorno.

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