Colombia, nuovo scandalo doping: “Tutti fanno uso di Epo”

Un nuovo scandalo doping in Colombia getta fango sul ciclismo

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Nuovo scandalo doping in Colombia


Il ciclismo moderno sembra essere finalmente uscito da quel tunnel buio degli anni ’90 e 2000 in cui era entrato. Il doping era di casa nello sport a pedali, ogni anno bisognava fare i conti con un nuovo scandalo e il pubblico ben presto si è stancato di questo modo di agire dei corridori.

I passi in avanti fatti dall’antidoping sono stati enormi e negli ultimi lustri non sono usciti grandi scandali da far ripiombare il ciclismo nel baratro. Ogni tanto, comunque, la WADA e la NADO, massimi organi internazionali per la lotta alle sostanze proibite, si ritrova a fare i conti con qualche piccolo caso isolato.

In Colombia però sembra questi casi isolati siano più di uno, bensì ci sia un vero e proprio sistema in cui convivono ciclismo e doping. A dare la notizia è il giornale francese L’Equipe, che ha effettuato una vera e propria inchiesta per scoprire come questo sistema riesca a funzionare.

Colombia: il sistema doping

Fortunatamente i corridori colombiani che si trovano a correre nel World Tour non hanno nulla a che fare con il sistema messo in piedi nel loro paese d’origine, con corridori di secondo piano che sembrerebbero essere protagonisti.

A svelare la realtà sono stati proprio dei corridori direttamente interessati, alcuni con una maschera, altri apertamente, poiché già sospesi per non aver superato i test antidoping. Un racconto incredibile e che ha lasciato un grande scandalo nel mondo del ciclismo.

Il primo a parlare è stato Banzer Tomas Bernal Sanchez, uno dei trenta ciclisti recentemente risultati positivi ai controlli. Squalificato dal 2021, quando fu trovato positivo dopo una gara locale tra i dilettanti, ha così parlato a L’Equipe.

“Mi seguivano già da tempo, pur non avendo vinto alcuna corsa, perché avevo animato diverse gare. Volevo partecipare a una gara, ma avevo preso il Covid, mi sentivo spossato, così decisi di prendere una dosa di Epo. Pensavo di averla smaltita, essendo una piccola dose, ma così non è stato”.

L’antidoping lo ha raggiunto velocemente. “Ho iniettato l’Epo nello stomaco, per via sottocutanea, dove c’è più grasso. La prima dose circa un mese e mezzo prima della gara e le due successive a distanza di otto giorni“.

Non è il solo

Molto semplice reperire l’Epo e utilizzarlo, è questo che sta allarmando il sistema antidoping. C’è un grande proliferare di atleti che ne fanno uso in Colombia. “Tutti sono dopati, quindi ci sono caduto anche io. La gente mi chiedeva: “E tu cosa prendi?”. E’ naturale farlo, lo fanno tutti e così l’ho fatto anch’io“, ha continuato un ciclista anonimo.

Infine la testimonianza di un altro corridore. “Ci sono molti negozi o farmacie che vendono anche prodotti dopanti. Solo a Medellín ce ne sono almeno una decina, così non mi devo nemmeno muovere tanto. Li chiamo al telefono oppure scrivo su WhatsApp che voglio dieci fiale di epo e loro subito rispondono“.

Autore Emanuele Peri

Sono un appassionato di ciclismo e di scrittura. Tutto è iniziato quando ero ancora molto piccolo e il giornalismo era il lavoro dei miei sogni. Unire questa passione ai pedali e alle due ruote è l'obiettivo verso cui tendere ogni giorno.

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