Riccardo Riccò ricorre contro la squalifica di 12 anni

Riccardo Riccò ricorre contro la squalifica di 12 anni

Riccardo Ricco

Riccardo Riccò è stato squalificato per 12 anni dal Tribunale nazionale antidoping di Roma a seguito dell’autoemotrasfusione alla quale si era sottoposto nel febbraio 2011. Era la seconda volta, ufficialmente, che il modenese veniva fermato per comportamenti illeciti. La prima era stata quella del Tour de France 2008 a seguito delle due tappe già vinte, con il sangue traboccante di Epo Cera. I 12 anni sbattuti in faccia a Riccò fanno ridere e sono ridicoli, perché arrivano troppo tardi: sarebbe davvero stato il caso di inaugurare la radiazione dall’attività con la sua positività al Tour, invece lo si è lasciato tornare e combinare disastri nucleari. E ora la ciliegina sulla torta: Riccò ha presentato un ricorso al Tribunale arbitrale dello sport (Tas) chiedendo l’annullamento della decisione.

Una piccola introduzione, come raccontano i suoi ex rivali delle categorie giovanili, Riccardo Riccò era soprannominato “Cariccò” oppure “Il piccolo chimico” non a caso, visto che ai tempi si vociferava di una sua passione per gli intrugli fai da te. Sono cattiverie gratuite? Fino a pochi anni fa ci si poteva anche non credere, ma oggi qualche dubbio viene. Riccò è comparso sulla scena vincendo da subito e subito è stato pompato alla grande soprattutto da alcuni media come la Gazzetta dello Sport. Si voleva creare un nuovo Pantani, ma il paragone non reggeva affatto.

Merito di un carattere piuttosto scontroso e di un’indole non certo simpaticissima, Riccardo Riccò si era subito posto come uno contro tutti, raccogliendo fan a manciate. Il 2008 doveva essere il suo anno e così si è preparato a dovere: una bella fornitura di Epo Cera. Ma gli organi di vigilanza antidoping l’avevano messo nel mirino da tempo e dopo un Giro d’Italia alla grande giunto a pochi secondi da Alberto Contador, Riccò si è presentato al Tour de France sbaragliando tutti con due tappe entusiasmanti. Salvo poi essere estromesso per i controlli antidoping mancati. Fine di una favola? Ma magari.

Non pago di aver demolito una squadra – dunque decine e decine di dipendenti, non solo corridori, ma anche meccanici, tecnici, massaggiatori, ecc.. – tra le più importanti del momento come la Saunier Duval che si è allontanata con un danno d’immagine immenso lasciando a piedi tutti, Riccardo Riccò ha compiuto il secondo atto del suo folle piano. E’ tornato (grazie a squadre che fanno a lotta per accaparrarsi corridori ancora sqaulificati, comportamento encomiabile…) e ha immediatamente vinto, poi nel febbraio 2011 ha rischiato di morire: un’autoemotrasfusione fatta in casa lo ha lasciato vivo e soprattutto indenne per un soffio. Inutile raccontare di come ha rigettato tutte le accuse per l’ennesima volta.

Ora arriva la squalifica di 12 anni, ridicola e superflua, visto che questo ragazzo doveva essere fermato prima, se non alla prima positività, quando già si era capito che poteva autodistruggersi e creare danni tutto intorno. Non si pensa a quanto male ha fatto la vicenda Riccò al ciclismo soprattutto italiano: danni economici milionari e d’immagine ancora più profondi. E vogliamo parlare di come ha tradito la fiducia del dottor Sassi? La richiesta di annullamento della decisione con il ricorso al Tribunale arbitrale dello sport (Tas) è solo l’ennesima conferma dell’integrità morale di uno dei motivi per cui il ciclismo italiano ha perso diversi apprezzatori.

641

Segui Sui Pedali

Mer 27/06/2012 da in

Commenta

Ricorda i miei dati

I commenti possono essere soggetti a moderazione prima della pubblicazione, pertanto potreste non vederli direttamente online non appena li inviate. Se ritenuti idonei, verranno comunque pubblicati entro breve.

Pubblica commento
Seguici