Giro d’Italia 2012 le pagelle della corsa rosa [FOTO]

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Giro d'Italia 2012 pagelle

Il Giro d’Italia 2012 si è chiuso ufficialmente domenica con la vittoria finale del canadese Ryder Hesjedal e siamo dunque pronti per stilare la pagella della corsa rosa. Vi rimandiamo anche alla fotogallery qui sopra per dare un’occhiata a qualche scatto della premiazione di Piazza del Duomo. Iniziamo ovviamente dal vincitore Ryder Hesjedal che non può che meritare una valutazione molto alta (voto 9) perché è stato l’unico a provare a fare la differenza sulle salite, è stato più che competitivo a cronometro e in generale non ha mai subito battute d’arresto se non una piccola flessione nell’arrivo di Pian dei Resinelli, ma poca roba. Non raggiunge il voto pieno perché trionfa senza un successo di tappa (pur avendolo sfiorato a Cervinia) e per aver vinto comunque per il rotto della cuffia a Milano. Infine: ha 32 anni, prima si era distinto ma non per prestazioni eccelse, speriamo che la classifica sia chiusa qui. E ora, gli altri voti.

  • Giro d'Italia 2012 pagelle
  • Marco Pinotti
  • Joaquin Rodriguez
  • Ryder Hesjedal arrivo
  • Giro d'Italia 2012 podio
  • Ryder Hesjedal trofeo senza fine

Continuiamo con il podio. Joaquin Rodriguez (voto 9) non può che meritare la stessa valutazione del vincitore dato che perdere un Giro d’Italia per 16 secondi non è solo una mazzata tremenda sotto il profilo morale, ma anche e soprattutto “tecnico” dato che si potrebbe considerare quasi un pareggio. Ha vinto due tappe a modo suo, una perfetta per lui (Assisi) e l’altra un po’ meno (Cortina d’Ampezzo, in maglia rosa) e nella cronometro finale si è superato, di più non poteva davvero fare. Di Thomas De Gendt (voto 8) non si può certo che parlare bene, rimane però il dubbio che avrebbe potuto sfruttare meglio il proprio talento dato che a crono è davvero competitivo e in salita non teme i tapponi. Lui stesso ha confessato che sul Mortitolo è scattato per difendere l’ottavo posto. Alla fine ha vinto ed è stato terzo nella generale. Credici di più!

In casa Lampre-ISD, Damiano Cunego (voto 6.5) merita una valutazione alla pari con Michele Scarponi (voto 6.5) perché il primo ci ha provato in tutti i casi e in tutte le salse e anche se non ha vinto una tappa ha dato un po’ di pepe a un Giro altrimenti un po’ addormentato. Il secondo ha perso il podio per un soffio, ma quest’anno c’erano poche forze a supportarlo. E ha poco da arrabbiarsi. In un unico gruppo con voto 6 si trovano le nuove o quasi nuove leve colombiane-spagnole come Rigoberto Uran Uran, Luis Sergio Montoya Henao, Mikel Ituralde Nieve (tutti nei primi 10 finali) e Sergio Pardilla Bellon e Daniel Fernandez Moreno, che sembrano sulla rampa di lancio per i prossimi anni. Roman Kreuziger (voto 6-) merita una sufficienza non piena perché ancora una volta ha fallito con la classifica finale, però ha conquistato una stupenda tappa, giungendo al traguardo di Alpe di Pampeago prossimo all’infarto.

Domenico Pozzovivo (voto 5.5) ha iniziato da fenomeno: molto bene nella crono di Herning e poi con la vittoria a Lago Laceno, tanto da meritare i favori del pronostico per le salite successive. Ma è sparito, inghiottito nell’anonimato che non ci saremmo mai aspettati. Su Ivan Basso (voto 4) si è già detto e scritto di tutto e di più, ma forse la prossima volta meriterebbe in generale meno attenzione: la sua squadra ha controllato la gara come la US Postal per Armstrong, ma di fatto inutilmente. In conferenza stampa aveva annunciato “La differenza avverrà sulle salite con ossigeno rarefatto, in quelle senza vegetazione”. Be’, così è stato, ma lui dov’era? Più bravo con le parole e con la sicumera ostentata che con le gambe.

Capitolo velocisti. Mark Cavendish (voto 8.5) non merita il 9 perché pur avendo vinto tre tappe ha come sempre peccato di infantilità con le proteste ridicole dopo la vittoria di Andrea Guardini, non si può proprio vedere da un campione del mondo un comportamento del genere. Per il resto non ci sono discussioni, è il più forte. Guardini appunto (voto 7) ha corso di astuzia risparmiandosi fino a lambire il tempo massimo per poi dimostrare che le potenzialità sono ottime. Però con il suo fisico sarà difficile diventare un Canvendish, in salita va più piano di un cicloamatore. Roberto Ferrari (voto 7) ha fatto macelli per poi andarsi a prendere una bella vittoria d’astuzia a Montecatini Terme, sfruttando anche la paura che lo stesso Cavendish ormai nutre nei suoi confronti. In generale, però, è sempre stato piazzato. Negli arrivi allo sprint c’è stata molta varietà tra i piazzati (bravo Goss, voto 6), ma non si sono mai visti Theo Bos e Tyler Farrar che per questo motivo non sono valutabili.

Infine tutti gli altri protagonisti. Dei vincitori di tappa vogliamo isolare Andrey Bikkazakova Amador (voto 6.5) che ha provato sempre la fuga fino a diventare il primo costaricano a vincere una tappa, a Cervinia. Matteo Rabottini (voto 6.5) ha combattuto duramente vincendo una tappa e la maglia azzurra. Dario Cataldo (voto 6.5) ha dimostrato che la qualità e la stoffa ci sono eccome, da tenere d’occhio i prossimi anni. Marco Pinotti (voto 6) è ormai lo specialista numero uno delle cronometro finali. Paolo Tiralongo (voto 6) ha dimostrato che in carriera avrebbe potuto ricavare molto di più, ma ci vuole carattere per fare il leader. Frank Schleck (voto 3) poteva anche risparmiarsi di venire al Giro e di proclamare sfracelli: non appena si è avvicinato all’aeroporto di Malpensa è fuggito.

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Gio 31/05/2012 da Diego Barbera

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